
| CHIRURGIA DELL'INCONTINENZA |
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Il trattamento chirurgico dell’incontinenza da sforzo femminile si avvale di interventi che hanno lo scopo di correggere selettivamente l’alterazione che ha determinato l’incontinenza urinaria. La scelta del tipo di trattamento dipende dall’alterazione da correggere e dalle caratteristiche della paziente ed è fondamentale una adeguata valutazione pre-operatoria con l’esame urodinamico. Gli interventi per il trattamento dell’incontinenza sono diventati nel corso di questi ultimi 10 anni sempre meno invasivi e più efficienti. Uno degli interventi migliori è la sospensione dell’uretra mediante una benderella posizionata per via transotturatoria (la cosiddetta T.O.T); questa procedura miniinvasiva, eseguibile anche in anestesia locale, consente di risolvere il problema in circa 10 minuti. Non sono descritte complicazioni importanti e la percentuale di guarigione è molto elevata (oltre l’ottanta percento). L’ incontinenza urinaria rappresenta una complicanza importante della prostatectomia radicale che determina spesso cambiamenti drastici nelle abitudini di vita e restrizioni delle proprie attività. È ormai dimostrato che la principale causa di incontinenza dopo prostatectomia è il deficit sfinteriale intrinseco. Il miglior sistema per la risoluzione di questo problema è ancora oggi lo sfintere artificiale che è un dispositivo meccanico che chiude l’uretra con una cuffia impedendo le perdite di urina e che il paziente può aprire mediante una pompetta alloggiata nello scroto quando vuole urinare. È un intervento mininvasivo che richiede una degenza ospedaliera ridotta; le complicanze che possono insorgere sono dovute a infezioni o guasti della protesi. Anche nel caso dell'incontinenza maschile è indispensabile una adeguata valutazione clinica e urodinamica per proporre la terapia più idonea alle esigenze del paziente. |