EMERGENZA AL FEMMINILE DI PROLASSO GENITALE PDF Stampa E-mail
CONFERENZA STAMPA
 
Mercoledì ’11 marzo 2009 - ore 11,30
Circolo della Stampa - corso Venezia, 16 – Milano
Sala Tobagi

Dalla  Federazione Italiana Società Urologiche – FISU  – emergenza al femminile di prolasso genitale, incontinenza urinaria  e disfunzioni sessuali che colpiscono  in Italia circa 5 milioni di donne dai 30 anni in su. Gli ultimi progressi terapeutici puntano su innovative tecniche chirurgiche mininvasive made in USA di lifting genitale approdate recentemente nel nostro Paese  , elettrostimolazione e  farmaci mirati.
 
Rispetto agli interventi tradizionali le nuove metodiche chirurgiche per il prolasso - a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale - non prevedono l’asportazione dell’utero che causa una menopausa immediata con aumento di peso, problemi urinari, emicrania , ansia , rapporti sessuali difficili e dolorosi, ma soprattutto problemi psicologici  legati all’importanza di  un organo collegato alla maternità e all’ identità femminile.  Secondo recenti dati del  Ministero della Sanità in Italia si effettuano oltre 80 mila isterectomie (asportazione dell’utero ) l’anno,  equivalenti all’aspettativa di subire questo  intervento   per 1 donna su 5. Il maggior responsabile tra cause  del prolasso e dell’incontinenza urinaria  è il  trauma  che segue già al primo parto dove il 50% delle donne riporta un danno pelvico.
 
Le Donneeuropeee Federcasalinghe Lombardia lanciano un appello al Ministero della Salute  per  una maggiore informazione, prevenzione, diagnosi e terapie per la cura del prolasso (salvaguardando  l’utero)  e dell’ incontinenza urinaria – solo il 25- 30% delle pazienti si rivolge al medico. 


Relatori:

Professor  LUCIO MIANO   Presidente Federazione Italiana Società Urologiche -  FISU - Professore Ordinario  Direttore  Clinica Urologica II Università La Sapienza, Roma  

Professor FRANCESCO CATANZARO    Direttore  Urologia, Multimedica IRCCS, Milano  

Dottor IVANO MORRA  Uroginecologo, Responsabile Centro incontinenza, Ospedale San Luigi  Gonzaga , Torino  

Interverrà  la  Dottoressa  LILIANA MERLO   Presidente Donneuropee Federcasalinghe   Lombardia
 
Per informazioni:
Ufficio Stampa
Md Health Consulting
Antonella Marchitto   tel . 02 48015241  -   335 / 6230803
Franco    Di Liello     tel . 02 48015241  -   338 / 1201248
Per informazioni  sui centri che effettuano le nuove tecniche chirurgiche  
Tegea -  American Medical System numero verde 800 579 311


COMUNICATO STAMPA
Dalla  Federazione Italiana Società Urologiche – FISU  – emergenza al femminile di prolasso genitale, incontinenza urinaria e sessuale  che colpiscono complessivamente  in Italia oltre 5 milioni di donne dai 30 anni in su.
 
“Il prolasso genitale”,spiega il professor Lucio Miano, Presidente  Federazione Italiana Società Urologiche -  FISU  Professore Ordinario   Direttore Clinica Urologica Seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia  Università La Sapienza, Roma, “ causato dall'indebolimento o danneggiamento  di muscoli e legamenti del perineo consiste nel  suo  abbassamento dalla sede naturale e talvolta fuori dall'introito vaginale di una o più strutture pelviche - utero , vescica e retto - e spesso si associa all’incontinenza urinaria.Colpisce maggiormente donne con una età maggiore di 50 anni -  3 su 10 -  ma si riscontra anche nelle più giovani-  tra i 20 e i 29 anni l’incidenza è del 6,6% dai 30 ai 50 anni del 15% che  sale  al 30% nelle donne dai 50 ai 70 anni”.
 
L'incontinenza urinaria” aggiunge il professor  Francesco Catanzaro, direttore  urologia - Policlinico  Multimedica IRCCS Milano “consiste nell'emissione involontaria di urina e  si distingue in due forme : da sforzo ( IUS) dove un colpo di tosse,  una risata  o il sollevamento di una borsa causano  fughe di urina e l’incontinenza  da urgenza o  sindrome della vescica iperattiva  dovuta a contrazioni della vescica  che determinano un improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare più volte durante il giorno e la notte. 
 
“Prolasso e incontinenza” continua il professor Miano , “sono la diretta conseguenza di gravidanze e  parti -  il  50% delle donne riporta un danno pelvico già al primo parto.  Altre cause menopausa, sovrappeso e obesità  , tosse cronica,  stipsi,   attività pesanti  e sportive,età e chirurgia pelvica  .  Malgrado l’elevata incidenza di queste patologie che, con ansia, depressione  e isolamento  legati al timore di perdite vaginali, sanguinamenti ,presenza di una massa che fuoriesce dalla vagina, difficoltà o dolore durante i rapporti sessuali e per l’incontinenza urinaria al  timore di non riuscire a controllare la vescica, incidono  pesantemente  sulla  qualità della vita, i rapporti sociali e l'intesa di coppia, solo una minoranza , vincendo imbarazzo e vergogna  si rivolge allo specialista -  circa il 25 – 30%”. Questi disturbi possono invece  essere risolti con successo grazie agli ultimi progressi terapeutici che puntano su innovative tecniche chirurgiche mininvasive made in USA di lifting genitale approdate recentemente nel nostro Paese ,rieducazione perineale , elettrostimolazione e  farmaci mirati. 
 
“Le nuove metodiche di lifting uterogenitale  per il prolasso si chiamano  Apogee e Perigee” dice il dottor Ivano Morra, uroginecologo, Responsabile Centro Incontinenza, Ospedale San Luigi  Gonzaga , Torino, “ si basano sull’uso di retine – mesh in polipropilene - particolare materiale biocompatibile e non riassorbibile - che inserite attraverso la vagina  sostituiscono il supporto originario del pavimento pelvico danneggiato (l’insieme di muscoli e legamenti che serve da sostegno per gli organi genitali) Garantiscono  un’efficacia dell’ 85/ 90% e si  possono effettuare in anestesia  spinale consentendo così una rapida ripresa delle normali attività. Le due tecniche impiegate con successo negli States e in Europa e altri Paesi  su circa 30 mila  pazienti , in Italia Apogee e Perigeee hanno già all’attivo 4.500 interventi e sono disponibili in vari centri ospedalieri italiani a totale carico del SSN. 
 
Rispetto agli interventi invasivi del passato non prevedono l’asportazione dell’utero (isterectomia )  che causa una menopausa immediata con aumento di peso, problemi urinari, emicrania , ansia , rapporti sessuali difficili e dolorosi, ma soprattutto problemi psicologici  e relazionali legati all’importanza di  un organo collegato alla maternità e all’ identità femminile.  Ancora oggi, per il prolasso uterino viene spesso effettuata l’isterectomia nonostante l’utero sia sano. In Italia il Ministero della Sanità registra 38 mila  isterectomie per l’anno 1994, 68 mila  per l’anno 1997. Nel 2000 le isterectomie sono salite a  circa 80 mila  equivalenti all’aspettativa di subire questo intervento per 1 donna su 5  
 
“Le tecniche chirurgiche tradizionali associate all'isterectomia” aggiunge il professor Miano, “si basano sulla ricostruzione del pavimento pelvico con le sue strutture fasciali preesistenti che spesso sono indebolite e causano recidive nel 20 – 30% dei casi (1 donna su 4 ripresenta il problema e deve sottoporsi ad un altro intervento  ) . Per ridurre il rischio delle recidive e rendere l'intervento meno invasivo  si  ricorre ora a una chirurgia sostitutiva con materiali protesici – reti – che garantiscono una lunga tenuta senza la mutilazione uterina  e con basso rischio di recidive (del 4%)”.
 
“Cure sempre più specifiche ed efficaci”, continua il professor Catanzaro,  anche per l’incontinenza urinaria femminile  - secondo un recente studio colpisce dal 20 al 50 %  donne dai 30 anni in su  e dal 30-40% le over 50 -  rieducazione perineale,  farmaci mirati ,nuove tecniche di chirurgia mininvasiva di sostegno uretrale . La rieducazione perineale, è la prima misura terapeutica per  incontinenza  e prolasso - preventiva (durante la gravidanza e dopo il parto ) o curativa 'allena' o rieduca i muscoli del perineo .Si basa su semplici esercizi che andrebbero praticati in adolescenza e tramandati da madre a figlia” .
 
“Le nuove tecniche microchirgiche”,  continua il professor Miano, “per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo si chiamano - Monarc e Miniarc -  prevedono come avviene anche per il prolasso-  l'applicazione di  sling - retine in polipropilene che poste  sotto all'uretra  risolvono il disturbo nell'90%. dei casi (8mila interventi in Italia  e oltre 450mila nel mondo). Rispetto ai 'vecchi' interventi invasivi (come la colposospensione ) che richiedono un taglio sull'addome, l'anestesia generale, ricovero e  convalescenza prolungati, i  nuovi trattamenti, a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale, si possono effettuare in day hospital,  in anestesia locale o locoregionale  con un ritorno alle normali attività  entro una settimana. Valide soluzioni farmacologiche anche per l’altra  forma di incontinenza la  sindrome della  vescica iperattiva -bisogno irrefrenabile di urinare più volte giorno e notte -  spesso associata alla forma da sforzo e sempre più diffusa anche tra le giovanissime ,  arrivano dai farmaci anticolinergici ai quali si è aggiunta recentemente  la  solifenacina con una maggior efficacia e tollerabilità  rispetto agli altri farmaci.”  Incontinenza e sesso .
 
La guarigione  dall’incontinenza migliora la sessualità il desiderio e la soddisfazione.  “Particolarmente critiche”, dice il professor Miano, “le conseguenze della patologia  sulla sessualità. La mancanza di controllo della vescica con inadeguatezza fisica ed emotiva porta alla rinuncia della vita sessuale e a evitare una relazione sentimentale. Il disturbo abbatte il desiderio e l’attività sessuale della coppia - lo dimostra  una ricerca europea  su 500 donne con vescica iperattiva - che ha evidenziato l’elevata influenza del problema sulla sessualità”.
 
“Diversi studi svolti su donne affette da incontinenza urinaria” prosegue il dottor Morra,   “hanno dimostrato infatti che durante  l’attività sessuale, la penetrazione e  l’orgasmo si verificano perdite urinarie, le donne incontinenti sono meno soddisfatte della loro vita sessuale e i loro patner hanno un’ eiaculazione senza una completa erezione.  Un ultima ricerca  del 2008 ha evidenziato che  il 32% delle pazienti trattate chirurgicamente riferiva un miglioramento della funzione sessuale in particolare del desiderio e della soddisfazione sessuale”. L’incontinenza urinaria continua a rimanere una patologia nascosta. Solo  una minoranza di donne affronta il problema con lo specialista mentre le  altre si rassegnano ai pannoloni - 300 milioni di euro l’anno -  l’85%  a carico del Sistema Sanitario Nazionale  , i farmaci  sono invece a totale carico del paziente costretto a una spesa media  annua di  500 euro. 
 
Le Donneeuropeee Federcasalinghe Lombardia lanciano un appello al Ministero della Salute  per  una maggiore informazione, prevenzione, diagnosi e terapie per la cura del prolasso (salvaguardando  l’utero)  e dell’ incontinenza urinaria – solo il 25- 30% delle pazienti si rivolge al medico. Ancora oggi prolasso e incontinenza sono malattie tabù per moltissime donne e  non vengono adeguatamente affrontate e curate. Il SSN dovrebbe rivalutare le patologie con campagne di sensibilizzazione per consentire a tutte le donne la possibilità di accesso all’innovazione terapeutica con tecniche chirurgiche mininvasive che dovrebbero poter essere effettuate negli ospedali di tutte le regioni italiane . Altre richieste riguardano la  rimborsabilità dei  farmaci  anti – incontinenza  (ora a totale carico della paziente ) e la  riabilitazione perineale (disponibile in Italia solo in pochi centri) mentre nella vicina Francia viene effettuata gratuitamente a tutte le neomamme.   
 
Per eventuali interviste  -  Professor  Lucio Miano  -  e- mail  :   Cellulare : 335 7071660  Ospedale Sant'Andrea ,Roma tel. 06 33775906
Dottor Ivano Morra – e mail :  
Cellulare: 347 3841813 Ospedale San Luigi Gonzaga , Torino tel. 011 9026757
Professor Francesco Catanzaro - e- mail :francesco.catanzaro@multimedia .it –tel.02 242091


Sono tra i problemi femminili più diffusi dai 30 anni in su e compromettono  seriamente la qualità della vita. Il  prolasso genitale , l’incontinenza urinaria e le disfunzioni sessuali che riguardano in Italia circa 5 milioni di donne.  “Il prolasso genitale”, spiega il professor Lucio Miano, Presidente  Federazione Italiana Società Urologiche -  FISU  Professore Ordinario   Direttore Clinica Urologica Seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia  Università La Sapienza, Roma, “ causato dall'indebolimento o danneggiamento  di muscoli e legamenti del perineo consiste nel suo  abbassamento dalla sede naturale e talvolta fuori dall'introito vaginale di una o più strutture pelviche - utero , vescica e retto - e spesso si associa all’incontinenza urinaria.Colpisce maggiormente donne con una età maggiore di 50 anni -  3 su 10 -  ma si riscontra anche nelle più giovani-  tra i 20 e i 29 anni l’incidenza è del 6,6% dai 30 ai 50 anni del 15% che  sale  al 30% nelle donne dai 50 ai 70 anni”.
 
”L'incontinenza urinaria” aggiunge il professor  Francesco Catanzaro, direttore  urologia - Policlinico  Multimedica IRCCS Milano “consiste nell'emissione involontaria di urina e  si distingue in due forme : da sforzo ( IUS) dove un colpo di tosse,  una risata  o il sollevamento di una borsa causano  fughe di urina e l’incontinenza  da urgenza o  da sindrome della vescica iperattiva  dovuta a contrazioni della vescica  che determinano un improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare più volte durante il giorno e la notte.  “.  Malgrado l’elevata incidenza di queste patologie che incidono pesantemente sulla qualità di vita, i rapporti sociali e l'intesa di coppia solo il 25 – 30%” si rivolge allo specialista. Imbarazzo e vergogna  impediscono di affrontare le malattia che vengono subite con rassegnazione. Questi disturbi si possono risolvere con successo  grazie a   innovative tecniche chirurgiche mininvasive made in USA di lifting genitale approdate recentemente nel nostro Paese ,rieducazione perineale e  farmaci mirati.
 
Lifting Genitale  “Le nuove metodiche di lifting genitale si chiamano  Apogee e  Perigee e sono indicate  per il trattamento chirurgico  del prolasso genitale nelle sue due forme anteriore  -vescica e centrale posteriore - utero , volta vaginale e retto”, dice il dottor Ivano Morra, uroginecologo, Responsabile Centro incontinenza, Ospedale San Luigi  Gonzaga , Torino, “  si basano sull’uso di mesh - retine in polipropilene - particolare materiale biocompatibile e non riassorbibile - che inserite per via transvaginale sostituiscono il supporto originario del pavimento pelvico danneggiato (l’insieme di muscoli e legamenti che serve da sostegno per gli organi genitali).
 
In presenza di un prolasso totale  anteriore e posteriore si abbinano le due tecniche  In particolare per il prolasso dell’utero in pazienti giovani sessualmente attive, l’abbinamento di queste due procedure consente di eseguire una sospensione dell’utero riposizionandolo nella naturale sede e ripristinando il fisiologico asse vaginale. È infatti possibile ancorare il collo uterino alle estremità prossimali  delle due reti Apogee e Perigee per mantenerlo nella sua sede anatomica corretta; il riposizionamento dell’utero nella sua sede naturale oltre a essere più rispettoso della statica pelvica rappresenta un notevole vantaggio per il mantenimento di una buona sessualità. 
 
Le due metodiche garantiscono  un’efficacia  dell’ 85/ 90% , salvano l’utero con notevoli benefici fisici e psicologici si effettuano in anestesia  spinale consentendo così una rapida ripresa delle normali attività . La paziente viene dimessa  dopo 2-3  giorni  con minimo dolore postoperatorio  e può ritornare alle normali attività entro due settimane. Si tratta di tempi notevolmente più brevi rispetto agli interventi tradizionali che richiedono almeno una settimana di ricovero e più di  un mese di convalescenza . Le tecniche chirurgiche tradizionali si basano principalmente sulla ricostruzione del pavimento pelvico con le strutture fasciali preesistenti e prevedono spesso l'isterectomia  e cioè l’asportazione dell’utero nonostante l’organo sia sano.
 
L'utilizzo di queste strutture naturali spesso indebolite causano recidive nel 20- il 30 % dei casi 1 donna su 4  ripresenta il problema e deve riaffrontare un altro intervento.  Per ridurre il rischio delle recidive e rendere l'intervento meno invasivo  si  ricorre ora a una chirurgia sostitutiva con materiali protesici – reti – (analoghe a quelle usate per la chirurgia dell’ernia )che garantiscono una lunga tenuta nel tempo senza la mutilazione uterina  e con basso rischio di recidive (del 4%)”. Grazie  alla messa punto di queste tecniche  l’isterectomia  si effettua solo quando non esiste una valida soluzione alternativa come nella chirurgia oncologica. L’asportazione dell’utero  comporta infatti notevoli conseguenze come una  menopausa "immediata" con tutti i sintomi legati :aumento di peso, insonnia, stanchezza, problemi urinari, mal di testa,  irritabilità, ansia , palpitazioni, vampate , rapporti sessuali difficili o dolorosi ma soprattutto problemi psicologici e relazionali legati all’importanza di un organo collegato alla maternità e all’identità femminile”. 
 
In Italia il Ministero della Sanità registra 38 mila  isterectomie per l’anno 1994, 68 mila  per l’anno 1997. Nel 2000 le isterectomie sono salite a  circa 80 mila  equivalenti all’aspettativa di subire questo intervento per una donna su 5  cinque. Apogee e Perigee impiegate con successo negli States e in Europa e altri Paesi  su circa 30 mila  pazienti in Italia hanno già all’attivo 4.500 interventi e sono disponibili in vari centri ospedalieri italiani a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale
 
Le alternative alla chirurgia “Nelle donne anziane che soffrono di gravi patologie  che rendono  controindicato l’intervento chirurgico”, aggiunge il professor Miano  “si può ricorrere al pressario vaginale, un anello in gomma o in silicone che collocato in vagina  tra il fornice vaginale posteriore e l'osso pubico sostiene l'utero . L’anello viene  sostituito ogni 6-12 mesi, per effettuare una terapia antisettica, per evitare infezioni vaginali. In particolare nella donna  giovane  con un prolasso lieve si  può ricorre alla riabilitazione perineale costituita dalla chinesiterapia perineale (contrazioni muscolari del pavimento pelvico, al fine di rinforzarlo), eventualmente associata al biofeedback  (stessi esercizi di contrazione muscolare, ma compiuti con l’aiuto di una sonda  vaginale) e all’elettrostimolazione perineale (indicata quando le contrazioni muscolari non sono adeguate);terapia estrogenica locale, mediante creme od ovuli vaginali  particolarmente indicata nelle donne in postmenopausa con problemi di minzione” .
 
CAUSE E SINTOMI  del prolasso genitale Il prolasso è provocato dall'indebolimento o dal danneggiamento  di muscoli e legamenti del pavimento pelvico . Le cause più frequenti del prolasso sono :gravidanza, parto,menopausa , età, fattori genetici, obesità, chirurgia  pregressa.
“ I sintomi più frequenti legati al prolasso degli organi pelvici includono” continua il professor Miano “la presenza di un rigonfiamento o di una protuberanza nella vagina, fuoriuscita della vagina dal corpo ,sensazione dell'inguine che "pulsa" o "tira"  difficoltà o dolore durante i rapporti sessuali, pressione, irritazione, sanguinamento, perdite vaginali, incontinenza , difficoltà dei movimenti intestinali, flusso urinario ritardato o rallentato.Il pavimento pelvico ha un ruolo fondamentale nella donna, che con la gravidanza e il parto mette a dura prova il tessuto connettivo, i muscoli e i legamenti che lo costituiscono. Il maggior responsabile tra le cause del prolasso è il  trauma  che segue già al primo parto.  Ecco perché è molto importante che  l’ostretica insegni esercizi di riabilitazione perineali da praticare durante i mesi della gravidanza, quando l’utero gravido esercita una forte pressione sul pavimento pelvico. E non va dimenticato l’effetto paradosso dei busti contenitivi che molte donne indossano  con l’errata convinzione di sostenere utero e annessi  e mantenerli nella loro sede. In realtà il loro uso peggiora la situazione in quanto essi spingono ulteriormente verso il basso tali organi  e  fanno  lavorare meno la muscolatura pelvica indebolendola ulteriormente.
 
INCONTINENZA URINARIA
Cure sempre più specifiche ed efficaci anche per l’incontinenza urinaria femminile  - secondo un recente studio colpisce dal 20 al 50 %  donne dai 30 anni in su  e dal 30-40% le over 50 -  rieducazione perineale,  farmaci mirati nuove tecniche di chirurgia mininvasiva. “L’incontinenza urinaria”, ricorda il professor Miano, “si classifica in  incontinenza urinaria da sforzo - IUS - e incontinenza da urgenza o sindrome della vescica iperattiva . Queste  due forme  rappresentano insieme quasi il 90% di tutti i casi.La IUS  si manifesta in seguito ad un improvviso aumento della pressione intra addominale a  seguito di uno sforzo fisico anche minimo come tossire, ridere,  sollevare una borsa.
 
La donna è maggiormente colpita perché i tessuti e i muscoli del perineo  coinvolti nella minzione possono subire dei traumi durante il  parto e dalle trasformazioni fisiologiche della menopausa. L'incontinenza urinaria da urgenza  frequenza  o sindrome della vescica iperattiva è  caratterizzata  da  urgenza  minzionale  associata a   frequenza e  a nicturia,   con   o  senza incontinenza urinaria e interessa donne anche in  giovane   età. La   patologia  si  cura  con  farmaci  antimuscarinici  (o  anticolinergici )  sempre   più mirati  come l’ ossibutinina il  trospio e la tolterodina ai quali si è aggiunta da circa due anni la  solifenacina che in base a studi internazionali  su 3.700 pazienti ha dimostrato una maggior efficacia e tollerabilità  - l’ 80% dei pazienti  rimane in terapia per più di un anno  rispetto agli altri farmaci.”  .
 
RIABILITAZIONE PERINEALE  “Le attuali linee-guida dell’ International Continence Society “, dice il professor Catanzaro , “indicano  la riabilitazione perineale come prima misura terapeutica per la incontinenza urinaria a tutti  i livelli Rieducativa quando il problema è già presente  ma anche preventiva nella donna  :semplici esercizi che andrebbero tramandati da madre a figlia e insegnati dall’adolescenza . La ginnastica del perineo, costituito da  vulva, vagina e ano-retto e da diversi muscoli ( il più importante è  l’elevatore  dell’ano)  e legamenti che servono  da sostegno per gli organi uro genitali si basa  tecniche  riabilitative che consistono  in semplici esercizi del pavimento pelvico : la contrazione volontaria ripetuta di questi muscoli migliora il loro tono a riposo e la loro contrazione durante gli aumenti della pressione intra addominale, come in caso di tosse o sotto sforzo, migliora il sostegno  uretrale e il meccanismo di chiusura, in particolare durante le manovre da sforzo , di conseguenza riduce la perdita di urina .
 
Le altre tecniche riabilitative sono : Biofeedback - attraverso delle sonde vaginali  collegate ad apparecchi (monitor ) che, traducono la contrazione muscolare in segnali acustici, visivi o grafici, proporzionali all'intensità della contrazione stessa la donna ha la possibilità  di verificare in modo continuo ed istantaneo e interagire quindi sugli  esercizi di contrazione muscolare svolgendoli  in modo corretto Stimolazione elettrica funzionale (SEF): sfrutta la depolarizzazione delle fibre nervose tramite corrente elettrica per determinare la contrazione della fibra muscolare striata (SEF indiretta) o la contrazione delle fibre muscolari per mezzo di corrente elettrica applicata direttamente sul muscolo (SEF diretta). La terapia farmacologica  si basa principalmente su farmaci anticolinergici”.
 
LA NUOVA CHIRURGIA MININVASIVA  MONARC E MINIARC
 “Le nuove tecniche di chirurgia mininvasiva”,  dice il professor Miano  “indicate per l’incontinenza urinaria da sforzo si chiamano - Monarc e Miniarc - (8mila interventi in Italia  e oltre 450mila nel mondo) prevedono come avviene anche per il prolasso - l'applicazione di  sling - retine costituite da una stretta striscia di fili di polipropilene a maglia larga che poste  sotto alll'uretra  risolvono il disturbo nell'90%.dei casi La sling di sostegno uretrale costituisce una delle moderne procedure chirurgiche di maggior successo per la cura dell’incontinenza urinaria da sforzo. Rispetto ai 'vecchi' interventi invasivi (come la colposospensione ) che richiedono un taglio sull'addome, l'anestesia generale, ricovero e  convalescenza prolungati, i  nuovi trattamenti, a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale, si possono effettuare in day hospital,  in anestesia locale o locoregionale  con un ritorno alle normali attività  entro una settimana”.
 
MONARC è una  collaudata tecnica chirurgica minvasiva  per la IUS  “La sling spiega il professor Miano,  “inserita dal forame otturatorio  , attraverso un’ incisione praticata  nel solco inguino –femorale viene collocata sotto all’uretra senza metterla in tensione,  come una sorta di amaca creando un’intelaiatura di sostegno all’uretra . La sling si fissa da sola, ancorandosi al tessuto , non viene infatti fissata né in regione sottouretrale ne è a livello della parete addominale in quanto il suo posizionamento è garantito dalle caratteristiche stesse del materiale che fanno sì che rimanga nella posizione in cui viene posta ripristinando così  il fisiologico e normale funzionamento dell'uretra e bloccando le fughe di urina. Il suo inserimento dal forame otturatorio consente inoltre  di ridurre al minimo il rischio di lesioni alla vescica, all’intestino o ai vasi principali.
 
MINIARC è l’ultima tecnica di sostegno sottofasciale  messa a punto da uroginecologici americani . La  procedura che si avvale del posizionamento di una piccola sling – retina  al di sotto dell’uretra”  , ed è simile alla Monarc   con una variante: l'introduzione della rete in polipropilene  avviene attraverso la vagina con una piccolissima incisione.  Le due tecniche  della durata di circa 20  minuti  si possono effettuare in anestesia locale o locoregionale e la paziente può tornare a casa poche ore dopo . Per circa sei settimane è bene evitare rapporti sessuali, sforzi e  attività pesanti  - sollevamento di pesi”.

LE CAUSE DELL’INCONTINENZA URINARIA DA SFORZO : gravidanze e i parti, soprattutto se numerosi;  la menopausa e le modificazioni dei tessuti che ad essa conseguono; il prolasso uro-genitale e gli esiti di interventi chirurgici uro-ginecologici;  le malattie neurologiche ed urologiche; il diabete mellito I PRINCIPALI Fattori di rischio.
 
Età avanzata, predisposizione individuale, obesità, menopausa, numero di gravidanze ed eventuali problemi legati al parto. “Sono questi i principali fattori di rischio precisa il professor Catanzaro “ coinvolti nell'insorgenza del disturbo. Il sovrappeso (con un BMI superiore a 25) aumenta di 2 volte e mezzo la probabilità di sviluppare il disturbo. Ma ad esserne colpite sono anche le donne giovani che si sottopongono a sforzi fisici intensi o svolgono lavori pesanti sottoponendo a veri e propri stress i muscoli del perineo. Nella maggior parte dei casi il disturbo è comunque conseguente a problemi legati al parto. Le pluripare o le donne che hanno avuto parti in cui si è reso necessario l'uso di forcipe o ventose, sono infatti le più colpite. Anche un peso del bambino alla nascita superiore a 3,7 Kg può contribuire alla comparsa del problema. Infine la carenza ormonale, tipica della menopausa, provoca oltre un'alterazione del trofismo della muscolatura perineale e uretrale, anche una diminuzione della vascolarizzazione. Tutto ciò può alterare la funzione delle basse vie urinarie”
 
Conseguenze sulla qualità della vita  “L'incontinenza urinaria”  continua il professor Miano “incide pesantemente sull’aspetto sociale, psicologico, professionale, domestico, fisico della vita di chi ne soffre. Interferisce con il sonno, il lavoro, i viaggi, l’attività sessuale, la vita di relazione e le interazioni sociali. Il timore del non controllo della vescica modifica lo stile di vita. gli incontinenti infatti   adottano spesso meccanismi di adattamento preventivo : limitano i propri spostamenti quotidiani ai soli luoghi e percorsi in cui conoscono la collocazione dei servizi igienici (la cosiddetta "mappatura delle toilette")  e comportamenti compensatori per ridurre i sintomi come bere di meno, limitare l’apporto di liquidi, soprattutto di tè e caffè , localizzare  la toilette più vicina, svuotare la vescica preventivamente ogni volta si presenta la possibilità di andare in bagno con la conseguenza che nel tempo  la vescica ‘impara’ a contenere una quantità sempre minore di urina, evitano l'intimità sessuale e indossano assorbenti o pannoloni.
 
Un impegno psicologicamente gravoso e difficile da sopportare.tanto che al disturbo si associano stati depressivi (che regrediscono con la risoluzione del problema), perdita di autostima (legata alla rinuncia  di attività gratificanti e all'aggravarsi del problema), apatia, senso di colpa e negazione che finiscono col cronicizzare il problema anziché favorirne la risoluzione. In realtà chi soffre di incontinenza urinaria si vergogna dei propri sintomi e impedisce a chiunque altro di occuparsene “.
 
Incontinenza e sesso . La guarigione  dall’incontinenza migliora la sessualità il desiderio e la soddisfazione   “Particolarmente critiche” dice il professor Miano,” le conseguenze della patologia  sulla sessualità. La mancanza di controllo della vescica con inadeguatezza fisica ed emotiva porta alla rinuncia della vita sessuale e a evitare una relazione sentimentale. Il disturbo abbatte il desiderio e l’attività sessuale della coppia - lo dimostra  una ricerca europea  su 500 donne con vescica iperattiva - che ha evidenziato l’elevata influenza del problema sulla sessualità.
 
Diversi studi svolti su donne affette da incontinenza urinaria hanno dimostrato infatti che durante  l’attività sessuale, la penetrazione e  l’orgasmo si verificano perdite urinarie, le donne incontinenti sono meno soddisfatte della loro vita sessuale e i loro patner hanno un’ eiaculazione senza una completa erezione.  Un ultima ricerca  del 2008 ha evidenziato che  il 32% delle pazienti trattate chirurgicamente riferiva un miglioramento della funzione sessuale in particolare del desiderio e della soddisfazione sessuale”. L’incontinenza urinaria continua a rimanere una patologia nascosta. Solo  una minoranza di donne il 25 % affronta il problema con lo specialista mentre le  altre si rassegnano ai pannoloni - 300 milioni di euro l’anno -  l’85%  a carico del Sistema Sanitario Nazionale  , i farmaci  sono invece a totale carico del paziente costretto a una spesa media  annua di  500 euro.

Le Donneeuropeee Federcasalinghe Lombardia lanciano un appello al Ministero della Salute  per  una maggiore informazione, prevenzione, diagnosi e terapie per la cura del prolasso (salvaguardando  l’utero)  e dell’ incontinenza urinaria – solo il 25- 30% delle pazienti si rivolge al medico.  Ancora oggi prolasso e incontinenza sono malattie tabù per moltissime donne e  non vengono adeguatamente affrontate e curate. Il SSN dovrebbe rivalutare le patologie con campagne di sensibilizzazione per consentire a tutte le donne la possibilità di accesso all’innovazione terapeutica con tecniche chirurgiche mininvasive che dovrebbero poter essere effettuate negli ospedali di tutte le regioni italiane . Altre richieste riguardano la  rimborsabilità dei  farmaci  anti – incontinenza  (ora a totale carico della paziente ) e la  riabilitazione perineale (disponibile in Italia solo in pochi centri) mentre nella vicina Francia viene effettuata gratuitamente a tutte le neomamme''