Proposta delle associazioni medico-scientifiche per la revisione delle linee guida della legge 40 PDF Stampa E-mail

19 Ottobre 2007
(fonte cercounbimbo.it)

Milano, 19.10.2007

Alla cortese attenzione

Presidente del Senato Sen. Franco Marini
Presidente della Camera On. Fausto Bertinotti
Ministro della Salute Sen. Livia Turco
Presidente della Commissione Igiene e Sanità Sen. Ignazio Marino
Presidente della Commissione Affari Sociali On. Mimmo Lucà
p.c. Prof. Franco Cuccurullo Presidente Consiglio Superiore Sanità
p.c. Prof. Enrico Garaci Presidente Istituto Superiore Sanità

I risultati delle tecniche di procreazione assistita dopo l'applicazione della Legge 40, presentati nel documento del Registro Nazionale 2005 dal Ministro On. Livia Turco, evidenziano una significativa diminuzione delle gravidanze rispetto all'anno 2003 con una riduzione assoluta delle percentuali di gravidanze rapportate ai prelievi effettuati, pari al 3.6%, passando dal 24.8 al 21.2%. Questa riduzione, espressa in termini percentuali, rappresenta il 14.3% delle gravidanze (su 100 gravidanze ottenute nel 2003 prima della Legge 40, si sono osservate 85.7 gravidanze nel 2005 dopo l'applicazione della legge). Questi risultati mostrano solo in parte gli effetti negativi della normativa che penalizza in maniera più accentuata coppie con particolari patologie, quali la grave infertilità maschile (Greco et al. Human Reproduction 2006, Ciriminna et al. Human Reproduction 2007).

Un ulteriore elemento di grave preoccupazione per la salvaguardia della salute della donna e dei nascituri è l'evidenza dell'alto numero delle gravidanze trigemine (3.6%) osservato in Italia nel 2005 (Registro Nazionae 1° Report 2005) rispetto all'1,1% osservato dal Registro Europeo 2003 (Andersen et al. Human Reproduction 2007).

Alla luce di questi risultati le sottoscritte Società Italiane della Riproduzione confermano i timori già espressi sugli effetti causati dall'applicazione della Legge 40 e da una lettura restrittiva della legge, come definita nelle linee guida applicative: diminuzione delle gravidanze, aumento degli insuccessi, aumento delle complicanze e in particolare delle gestazioni multiple, che inducono alla migrazione migliaia di coppie verso centri esteri.

I Presidenti delle sottoscritte Società Italiane di Medicina della Riproduzione, alla luce dell'esperienza dei primi tre anni di attività eseguita in stretta osservanza ai dettami della Legge 40/2004, valutati gli effetti negativi sulla salute dei pazienti e dei futuri nascituri, chiedono che nell'elaborazione dell'aggiornamento delle linee guida, come previsto dalla legge (art. 7 comma 3), vengano prese in considerazione alcune modifiche nelle procedure di fecondazione in vitro non in contrasto, ma nel rispetto dei principi della Legge 40 che:

- considera l'embrione come parte da tutelare al pari della coppia che si sottopone alla PMA;
- limita il numero di embrioni da formare;
impone di trasferire tutti gli embrioni creati;
vieta il congelamento degli embrioni, salvo in condizioni eccezionali.

In particolare si evidenziano quindi i punti qualificanti di richiesta di modifica, pur sempre in accordo al dettato della Legge:

1. Possibilità di inseminare più di tre ovociti, ponendo un limite massimo in base all'età della paziente e alle caratteristiche del liquido seminale.

2. Introdurre la possibilità di crioconservare l'ovocita fecondato con presenza dei due pronuclei ancora chiaramente distinti (come previsto nella legge svizzera e tedesca) e lasciarne in coltura per il successivo sviluppo a embrione un numero ottimale per ottenere una gravidanza anche con lo scopo di ridurre l‘incidenza di gravidanze multiple nelle donne a maggior rischio.

3. L'ovocita fecondato e crioconservato in nessun caso sarà destinato a scopi di ricerca.

4. Intendere per casi di infertilità anche quelli legati a problemi di patologie virali o genetiche trasmissibili al concepito, allo scopo di permettere alle coppie con queste particolari patologie di accedere a trattamenti che riducono quasi a zero il rischio riproduttivo.

5. Pur rimanendo vietata ogni diagnosi pre-impianto a fini eugenetici (volta quindi a selezionare l’embrione dotato di determinate caratteristiche somatiche e psichiche), è lecita ogni diagnosi sull'embrione volta ad accertare la possibilità che, una volta impiantato, esso possa attivare una gravidanza che possa alterare lo stato di salute psico-fisico della donna. In modo particolare è possibile praticare diagnosi preimpianto quando i partners della coppia siano portatori di anomalie strutturali cromosomiche o entrambi portatori di patologie monogeniche autosomiche dominanti, recessive, X-linked.

6. Gli embrioni non adatti all'impianto, perché tali da attivare una gravidanza che possa alterare la salute psico-fisica della donna, vanno criopreservati a norma dell'art. 14, comma 3, fino al momento in cui sia eventualmente possibile sottoporli a terapie efficaci, capaci di rimuovere l'ostacolo al loro trasferimento in utero (art. 13, comma 2).

Cecos Centri studio conservazione ovociti e sperma umani, Dott. Andrea Borini
Fisiopatologia della Riproduzione, Prof. Carlo Foresta
SIA Società Italiana di Andrologia, Prof. Vincenzo Gentile
SIAMS Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Prof. Marcella Motta
SIdR Società Italiana della Riproduzione, Dott. Luca Gianaroli
SIERR Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca, Dott. Paolo Giovanni Artini
SIFES-MR Società Italiana di Fertilità, Sterilità e Medicina della Riproduzione, Dott. Carlo Bulletti
SIOS Società Italiana Ospedaliera per la Sterilità, Dott. Giovanni La Sala