Aborto, ginecologi: "Rianimare il feto". Arduini: "Anche se madre contraria" PDF Stampa E-mail
(fonte rainews24.rai.it)
 
Roma 02 febbraio 2008 
"Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente". E' quanto viene affermato in un documento approvato oggi dai direttori delle cliniche ginecologiche delle facoltà di medicina delle università romane, Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica e Campus Biomedico.

Il documento è stato discusso nel corso del convegno al Fatebenefratelli dedicato alla giornata della vita in relazione alla prematurità estrema, i margini di gestione ostetrica e i risvolti neonatologici.

"Con il momento della nascita la legge - afferma il documento - attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria". "L'attività rianimatoria esercitata alla nascita dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell'Unità ed i genitori".

Tuttavia, sostengono i firmatari, "se ci si rendesse conto dell'inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico".

Il documento si riallaccia alle problematiche emerse in questi ultimi mesi circa i limiti dell'aborto in relazione all'avanzamento delle tecniche rianimatorie e di sopravvivenza del feto. Alcune preoccupazioni erano state espresse dai vescovi italiani, mentre le società scientifiche dei neonatologi hanno prodotto linee guida per adeguare gli interventi.

"Anche se la madre è contraria"
Nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un'interruzione di gravidanza, il medico neonatologo deve intervenire per rianimarlo, "anche se la madre è contraria, perché prevale l'interesse del neonato".

A sostenerlo è Domenico Arduini, direttore della clinica di ostetricia e ginecologia dell'università di Tor Vergata, e uno dei firmatari del documento condiviso oggi dalle università romane di medicina, secondo cui va rianimato qualsiasi prematuro che mostri segni di vitalità.

"Il documento che abbiamo firmato oggi - ha spiegato Arduini nel corso di un convegno al Fatebenefratelli di Roma - va oltre la carta di Firenze e il testo redatto dalla commissione del ministero della Salute. Abbiamo infatti voluto cancellare il numero delle settimane di gravidanza, e porre al centro il problema della vitalità del neonato, in qualità sia di ente giuridico che di paziente". In questo modo il neonatologo, decidendo di intervenire subito "guadagna minuti preziosissimi - prosegue - perché non ha più il dovere di discutere con i genitori prima di decidere, come accadeva prima".

Il compito del neonatologo è quindi piuttosto difficile ma non impossibile. "Per capire - ha spiegato Claudio Fabris, presidente della società italiana di neonatologia - il medico deve basarsi sull'esperienza, l'osservazione della risposta agli stimoli, l'attività cardiaca e respiratoria. Quel che è sicuro è che sotto le 22 settimane è praticamente impossibile la sopravvivenza del neonato, a parte casi eccezionali, e quindi in tale situazione vanno date le cosiddette cure compassionevoli. L'importante è comunque parlare e accogliere i genitori fin dal primo momento. In questo modo si evitano contrasti decisionali".